Allevare allo stecco

INTRODUZIONE

L'allevamento allo stecco (o a mano) non è altro che un metodo di allevamento artificiale dei pulli di volatili da parte degli esseri umani, in questo caso specificatamente degli Agapornidi. Sul mercato al giorno d'oggi si trovano delle polveri da diluire con acqua calda, perfettamente bilanciate sotto ogni punto di vista, ad alta concentrazione proteica ideale per questo tipo di alimentazione.
Il motivo che ci spinge a tale pratica è semplicemente per aumentare in modo considerevole il grado di docilità dei soggetti verso gli esseri umani.
I motivi per cui gli Agapornidi raffigurano tra i maggiori rappresentanti dei pappagalli allevati a mano e cresciuti in ambiente domestico è dettato da molte ragioni, infatti gli Inseparabili presentano numerosi punti a favore per cui si preferisce questi Psittacidi ad altre specie e generi di uccelli.
La taglia ridotta, la notevole longevità, la scarsa emissione di sgradevoli e rumorosi richiami spesso causa di disturbo di eventuali vicini di casa, la grande capacità di adattamento alla vita in appartamento in presenza di esseri umani, i magnifici colori ed accostamenti cromatici, sono soltanto alcuni dei punti salienti per cui si assiste sempre con maggiore riscontro all’aumento delle richieste di questo stupendo pappagallino. La ristretta taglia (15/18 cm) di lunghezza ci consente di non disporre di ricoveri eccessivamente spaziosi, non per questo però possiamo permetterci di tenere questi pappagallini in gabbie piccole ad anguste, ma ideali al loro movimento e oltretutto fornite di utili accessori (come giochi vari, corde e rami naturali), che possano servire da validi attrezzi ginnici nonché da ottimi passatempi in vostra assenza.
Una segnalazione che è doveroso fare è il fatto che questi piccoli se allevati singolarmente e quindi non a contatto con altri simili avranno un processo ed evoluzione dell’imprinting totale verso l'uomo che vedranno come un suo pari. Il momento ideale per cominciare l’allevamento allo stecco è quando i piccoli raggiungono un’età compresa tra i 14 e i 21 giorni di vita. Prima dei 14 giorni, infatti, essi hanno bisogno anche di un pasto notturno in quanto avendo un gozzo piccolo e poco capiente devono mangiare poco e spesso. Dopo i 21 giorni, invece, alcuni piccoli si adattano con una certa difficoltà ad accettare sia un nuovo modo di essere alimentati che ad assumere nuove pappe e ciò perché in essi l’imprinting parentale è stato già acquisito ed è molto più evidente.
Bisogna rendersi conto che per appoggiarsi a questa tecnica allevatoria bisogna avere del tempo a disposizione, la costanza è una chiava fondamentale per la buona riuscita, e naturalmente l'esperienza pesa molto sulla riuscita del processo.
Se pensate seriamente di intraprendere quest'avventura e di portare alla piena autonomia un piccolo di Inseparabile partendo da un soggetto di 15/18 giorni di vita, senz’altro l’attenta lettura di questo testo vi darà un valido supporto in riferimento alla corretta tecnica di gestione del piccolo, ove prima di cominciare la descrizione andiamo a vedere l’intera attrezzatura che dovremmo disporre prima di accogliere in casa il nostro nuovo membro, infatti è di fondamentale importanza capire che in questo caso non possiamo dare spazio all’improvvisazione ma avere fin da subito un quadro molto chiaro e completo sulla scelta su cui si è optati e sulle modalità di raggiungimento del nostro fine ultimo.

 

ATTREZZATURE

Siringhe: un set da 10 siringhe sterili monouso da 5ml, in quanto permettono un'uscita piuttosto gestibile della pappa rispetto a quelle da 10ml.

• Contenitori: in plastica a forma di nido con fondo concavo (anche un normale nido ben imbottito), di varie misure in modo da poter ospitare il piccolo durante la sua fase di crescita.

• Tazzine: un paio di tazzine in ceramica o in vetro per poter riscaldare l'acqua indispensabile per la preparazione della pappa.

• Termometro: un termometro per misurare la temperatura della pappa prima della somministrazione.

• Carta: un rotolo di carta assorbente per usi molteplici, uno potrebbe essere ad esempio pulire il pullo dopo l'imbeccata.

Cotone idrofilo: per ammorbidire il fondo dove verrà ospitato il nidiaceo..

• Acqua naturale: acqua possibilmente non di rubinetto ma di bottiglia, preferire acqua di facile digeribilità come l'acqua Panna.

• Forno a microonde: per scaldare l'acqua usata per la pappa, in assenza del forno a microonde è possibile scaldare l'acqua con uno pentolino in metallo sul fornello di casa, va più che bene per questa operazione.

• Pappa da imbecco professionale: la formula necessaria è la A21 si tratta di una miscela per inseparabili ben bilanciata sotto forma di polvere. Tale prodotto dovrà essere in quantità sufficiente per tutto il periodo d'allevamento in modo da averne sempre a disposizione fino allo svezzamento del pullus.

 

ALLOGGIAMENTO

Una volta procurata la suddetta attrezzatura si potrà accogliere in casa l’animale, dove avremmo già precedentemente disposto il contenitore/nido da posizionare in un punto caldo della casa (come termosifoni, vicinanze caminetto, anche sopra apparecchi elettronici che emanano calore), e la stanza della casa in cui esso andrà a posizionarsi, la quale dovrà essere idonea all’uso, cioè non esposta ai rigori dell’inverno o al caldo estivo, naturalmente illuminata e priva di notevole umidità e pericolose correnti d’aria.
Si dovrà procedere alla preparazione nel “nido” del nostro piccolo amico, sempre delle giuste dimensioni in riferimento allo sviluppo ed alla taglia del soggetto, la cui concavità andrà ad impedire possibili deformazioni degli arti e delle zampe, sul fondo di un contenitore concavo andremo a posare un leggero strato di cotone idrofilo e sopra a questo 2 o 3 strati di carta assorbente. A questo punto il nostro pappagallino, collocato all’interno del contenitore/nido adeguatamente schermato e protetto da luce e correnti d’aria dirette, andrà li riposto.
Ad ogni imbeccata andremo a rimuovere la carta assorbente sporca di feci ma non il cotone di fondo, e a sostituirne di nuova e pulita, in modo da tenerlo nelle migliori condizioni igieniche possibili.

 

LE VARIE METODOLOGIE D'IMBECCO

Unico metodo veramente efficace e valido per alimentare un pullus allo stecco, a mio avviso è la siringa senza ago.

 

IMBECCATE E PAPPA

Di seguito fornisco uno schema (il più standard possibile) da seguire sul numero di imbeccate da somministrare ad un pullo durante le sue fasi di crescita, lasciando comunque a discrezione dell’allevatore se aumentare o meno il numero delle somministrazioni ed il tempo intercorso fra le stesse, valutazioni queste che variano da soggetto a soggetto, in base all’età, allo stato di salute o alla specie di appartenenza:

Prima settimana di vita 7 imbeccate al giorno;

• Seconda settimana di vita 6 imbeccate al giorno;

• Terza settimana di vita 4/5 imbeccate al giorno (noi partiamo da qui); vuoto e non ci siano tracce di pappa dell'imbeccata precedente, una volta al giorno è bene aspettare una mezz'ora abbondante dallo

• Quarta settimana di vita 4 imbeccate al giorno;

• Durante la quinta e sesta settimana 3 imbeccate al giorno;

• Durante la sesta e la settima 2 imbeccate al giorno, una il mattino e una la sera.

Tra un'imbeccata e l'altra consigliamo comunque di attendere il tempo sufficiente per far si che il gozzo sia completamente  svuotamento del gozzo in quanto è utile che il pullo pulisca il suo apparato digerente completamente, magari somministrando un po' meno pappa nell'imbeccata di metà giornata.
È importante la temperatura della pappa nel momento della somministrazione, dovrà essere 38/40°C. Se fosse più calda si rischierebbe di ustionare il gozzo del nidiaceo con conseguenze spesso tragiche. Nel caso fosse più fredda di 38°C si renderà più difficoltosa la digestione della pappa e rischieremmo quindi di creare uno stato di stasi del cibo nel gozzo, dovuto al precoce indurimento della pappa, con l’eventuale fermentazione del cibo stesso, con notevoli problemi legati allo stato di salute del nidiaceo. La consistenza della pappa sarà variabile a seconda dell'età del soggetto, quindi più liquida nei soggetti giovani e più consistente (tipo yogurt) dei soggetti più maturi, in ogni caso non dovrà mai essere asciutta e/o grumolosa. Se si devono alimentare più soggetti è preferibile, preparare prima diverse siringhe già piene di pappa e lasciate a bagno nell'acqua alla temperatura di 40°C, in questo modo la pappa resterà sempre alla temperatura ottimale.

 

 

 

 

PREPARAZIONE E METODOLOGIA PASSO A PASSO

In una tazzina andremmo a versare circa due cucchiaini di caffè di pappa in polvere e successivamente aggiungeremo dell'acqua ancora ben calda con l'aiuto della siringa (circa 15-20ml su due cucchiaini di prodotto). Mescoleremo quindi energicamente, preoccupandoci di non creare grumi, non tanto perché la siringa si tappa, ma più per quello che possono causare al pullo, infatti sono spesso causa causa di problemi digestivi o di fermentazioni ingluviali. Le prime volte difficilmente la pappa avrà la consistenza voluta, nel caso sia troppo liquida potremmo aggiungere altra polvere, al contrario, se risulta eccessivamente densa andremmo ad aggiungere un po' di acqua calda. Una volta raggiunta la consistenza voluta lasciamo riposare per un minuto. Andremo quindi a mescolare un'ultima volta per portare la pappa ad una temperatura uniforme e a questo punto misureremo la temperatura della crema tramite l'ausilio del termometro. Una volta accertati che la temperatura sia compresa tra 38 e 40 °C potremmo aspirare tramite la siringa senza ago la crema che servirà per nutrite il nidiaceo, con piccoli urti sulla siringa faremo uscire eventuali bolle d'aria che si saranno inserite nella siringa durante la fase di aspirazione.
 A questo punto posizionatevi davanti al pullus, il quale sarà fuori dal suo “nido” su un foglio di carta assorbente, e andate a introdurre la siringa nel lato sinistro del becco. Spesso accade soprattutto le prime volte che il piccolo, stenti a capire che è giunta l’ora della pappa, rifiutando il cibo, quindi andremo a stimolarlo, toccando con la punta della siringa ai lati del becco. Normalmente questo meccanismo risulta efficace, ma ci sono sempre eccezioni in cui il pullo non recepisce che è arrivata l'ora di mangiare anche dopo questa stimolazione. Si dovrà quindi, con delicatezza, inserire e far scivolare la siringa nel lato sinistro del becco fino a giungere nell'apparato orale del pullo e permetterci così di imbeccarlo. Anche nei soggetti più difficili da trattare solitamente già al secondo giorno non avrete più questa difficoltà in quanto alla semplice stimolazione con la siringa non ritarderanno ad aprire la bocca in attesa del cibo. Durante l'imbeccata, che ricordiamo ancora una volta è preferibile eseguire sul lato sinistro del becco in quanto è più vicino all'esofago, andremo a tenere con una mano la testa del pullo che si muoverà con movimenti irregolari, quasi convulsi, e con l'altra premeremo sullo stantuffo della siringa in modo da far arrivare la pappa nel gozzo del nidiaceo. Quando il gozzo sarà teso ma morbido al tatto il nidiaceo potrà ritenersi sazio e termineremo quindi con l'imbeccata, anche se quest'ultimo chiede ancora pappa. Se invece il gozzo risulta teso e duro al tatto dovremo prestare maggior attenzione alla prossima imbeccata perché è segno evidente che ha ingurgitato troppa pappa.
Una volta che l’imbeccata si è conclusa, prima di riporre il nidiaceo nel suo contenitore pulito a cui avremmo cambiato il fondo assorbente, dovremmo controllare che non vi siano nel becco o nel corpo del piccolo delle tracce di pastone o feci e qualora accidentalmente si dovesse verificare in fase di imbecco tale situazione, si dovrà pulire garbatamente e perfettamente il soggetto, servendosi di un po’ di acqua tiepida e della carta assorbente, così facendo eviteremo futuri problemi fisici legati alla scarsa igiene, evitando nel contempo di imbrattare e quindi impedire alle piume di crescere normalmente, cosa che non succede se tra i pori della pelle ed i calami delle piume si forma uno strato di sporcizia che impedirà alla piuma od alla penna di svilupparsi correttamente nel giusto senso.
Andremo quindi a pulire scrupolosamente ogni singolo accessorio usato sotto acqua corrente, lo stantuffo della siringa sarà aggredito da agenti presenti nell’ acqua, questo ne causa un indurimento della siringa stessa, dovremmo quindi sostituirla con una nuova circa ogni tre giorni.

 

CONCLUSIONI

Alle prime esperienze di imbecco sarà difficile calcolare la consistenza ottimale della pappa e la quantità da preparare in base al reale bisogno e accadrà sicuramente di buttarne via una certa quantità, ma con l'esperienza queste difficoltà saranno sempre meno evidenti e tutte queste tecniche diverranno più semplici da gestire, anche perché nel frattempo il nostro Inseparabile sarà cresciuto, quindi si renderà più partecipe ad essere da noi accudito e inoltre, essendo nel contesto aumentata la consistenza della pappa (tipo yogurt, ma mai grumosa o secca), le fuoriuscite indesiderate di cibo saranno sempre più improbabili e nel contempo il numero delle imbeccate sarà gradualmente ridotto fino al completo svezzamento.
Lo svezzamento è la fase più delicata ed importante per la buona riuscita di tutto il nostro operato, ed è proprio in questo momento, cioè nella fase di svezzamento dalla pappa verso una alimentazione da adulto autosufficiente, che la maggior parte dei pappagalli perde parte del suo peso corporeo. Quindi solo il nostro attento controllo dell’intera situazione ci permetterà di accertarci che non rimanga a digiuno per molte ore, con conseguenze funeste e fatali in una fase così delicata quale è lo svezzamento.
Giunti alla sesta settimana circa si potrà nutrire il pullo due o tre volte al giorno sempre con la sua pappa ma con l'aggiunta di un buon pastone all'uovo, tale pratica risulta difficile con l'ausilio della siringa in quanto il pastone presenta semi al suo interno, quindi utilizzeremo un cucchiaino a bordi ricurvi.
Si posizionerà il volatile, ormai ben cresciuto, in una piccola gabbia con due posatoi del giusto diametro per Agapornis, posizionati ad una altezza medio/bassa distanziati tra loro e non nelle immediate vicinanze nelle pareti della gabbia poiché il volatile potrebbe rovinarsi il codrione in fase di crescita, inseriremo una mezza spiga di panico che si presta ottimamente per lo svezzamento infatti spesso è il primo ad essere mangiato, si tratta di un seme molto nutriente, tenero, di facile digeribilità e di facile sbucciatura. Metteremo anche una mangiatoia con un buon misto semi e degli estrusi, anch'essi di consistenza morbida e di facile digeribilità, tutte caratteristiche che si prestano bene in questa fase. Integrando comunque, lo diciamo ancora una volta, sempre tali nuovi alimenti con una o due imbeccate al dì di pappa e pastoncino all'uovo, tentando di abituare il piccolo uccellino ad accettare frutta e verdure, che comunque spesso verranno rifiutate categoricamente, ma che nel tempo si abituerà ad accettare come gradite ed utili al suo corretto sostentamento.
Si dovrà avere la massima attenzione a tutti i segnali di sofferenza fisica, ponendo rimedio immediato. Può accadere che il soggetto non accetti subito il nuovo cibo solido, rifiutando categoricamente qualunque alimento che non sia liquido; in questi casi, anche se esteriormente il pullo apparirà con una linea quasi da adulto (anche se di taglia più piccola), si dovrà continuare a somministrare una imbeccata al dì, ma contestualmente dovremmo continuare ad insistere nel dare al piccolo uccellino una varia alimentazione da adulto, proprio per stimolarlo a nutrirsi da solo, fin quando non saremo certi che sia in grado di alimentarsi in modo del tutto autonomo ed indipendente.
Quando il nostro piccolo amico alato sarà diventato autosufficiente per quanto riguarda l’alimentazione ed il volo libero, sarà allora giunto il momento di trasferirlo in quella che sarà la sua nuova dimora, una nuova gabbia spaziosa ed accessoriata in modo del tutto appropriato, ma comunque senza esagerare nell’introdurre molti giochi o passatempi di dubbio valore fisico, anzi essi impediranno il volo ed il moto libero all’interno della gabbia, oltretutto se non sistemati adeguatamente ben presto si sporcheranno con le feci dell’uccello. Quindi si opterà per l’utilizzo di posatoi in plastica (o meglio ancora di legni naturali non tossici) di vari diametri e dell’introduzione di una corda naturale posizionata ad “U” larga, in questo modo si otterrà il giusto esercizio fisico, molto utile in fase di crescita del soggetto, tutto ciò per rendere meno penosa l’attesa delle ore di libertà non appena rientrati i membri della famiglia.
Il piccolo pappagallo dovrà essere maneggiato e coccolato da tutti i membri della famiglia anche non necessariamente durante le imbeccate, ma nei giusti modi, anche negli intervalli fra una imbeccata ed un’altra. In questo modo, il legame con gli esseri umani sarà più solido e oltretutto farà aumentare il grado di affetto anche a tutta l’intera famiglia.
Ricordate di scaldarvi le mani prima di tenerlo in mano, in quanto le mani fredde sono molto fastidiose e lo rendono indisponente.
Finalmente siamo giunti alla parte finale di questo nostro cammino nell’allevamento a mano degli Agapornis, un cammino non sempre facile, non sempre assente da problematiche, ma senz’altro seguendo con attenzione questi consigli, tale compito sarà stato reso meno arduo soprattutto per gli allevatori alla loro prima esperienza, che ricordo sempre molto difficoltosa, ma, che una volta ultimata, ci porterà ad avere un nuovo amico e compagno di vita nella nostra casa, uno splendido pappagallo africano della meravigliosa famiglia degli Inseparabili.